Le poche norme redazionali che troverete in questa pagina sono state scritte appositamente per aiutare coloro che avessero desiderio di scrivere per Gnomonica Italiana (GI), il rispetto delle stesse è di enorme aiuto ai redattori della rivista che lavorano ad essa come volontari. Sebbene esistano lievi differense fra un editore ed un altro, le norme condivise da GI sono quelle basilari unifificate nella maggior parte delle riviste scientifiche e storiche italiane. ORTOGRAFIA E PUNTEGGIATURA L'uso delle virgolette Gli errori più comuni nell'uso delle virgolette sono l'utilizzo talvolta esasperato di parole 'virgolettate' anche quando non sono veramente necessarie e la consuetudine ad utilizzare sempre le virgolette 'doppie alte', in altre parole queste "...", in ogni occasione. Le virgolette, invece e almeno per GI, hanno un senso tutto loro, proprio come i segni in uno spartito. Si usano normalmente tre tipi di virgolette: a) semplici alte '...' b) doppie alte "..." c) basse, dette anche 'a sergente' «...» Le virgolette del tipo a) vengono utilizzate in genere per evidenziare, nel testo, singole parole o espressioni particolari; quelle del tipo b) sono adoperate come secondo ordine di virgolette, ad esempio all'interno di una citazione più ampia, introdotta da quelle 'a sergente' (es.: ... lo storico Robert Davidsohn narra: «Quando il corteo con i condannati giunse in piazza Santa Croce, dalla folla gridarono ”Vivano, vivano”»); il tipo c), infine, si usa per citazioni lunghe al massimo un paio di righe. Con le virgolette 'a sergente' «...» si contraddistinguono inoltre, nelle citazioni in nota e nella bibliografia finale, i titoli delle riviste (es.: «Archivio Storico Italiano», «Ricerche Storiche», «Gnomonica Italiana», «BSS Bulletin» ecc.), ma di questo parleremo quando vi manderò la mail sul modo di fare le citazioni bibliografiche. Le virgolette del tipo a) e b) si ottengono direttamente da tastiera mentre per quelle del tipo c) occorre l'uso dei codici numerici ottenibile mediante la pressione del tasto Alt e la digitazione sul tastierino del numero voluto. Per ottenere le virgolette 'a sergente' aperte occorre tenere premuto il tasto Alt mentre si digita il numero 174, idem per le virgolette 'a sergente' chiuse, ma si digita il numero 175. Le maiuscole e l'accento sulla 'e' maiuscola Ci sono alcuni piccoli errori di tipo ortografico che spesso vengono commessi dagli autori; gli impaginatori sanno che sia le virgolette sia questi errori sono le prime cose da controllare e da sistemare, ma se gli autori controllano da loro già alla fonte è meglio. Si tratta di alcune maiuscole che nel nostro lessico di gnomonica e astronomia sono assai frequenti e di un accento che la maggiorparte delle volte non viene applicato. Ma partiamo con il primo problema: le maiuscole. In linea generale si scoraggia l’uso indiscriminato del maiuscolo (i cartelli della toponomastica stradale danno, spesso, il cattivo esempio e ci propongono anche via De’ Bardi o piazza Desiderio Da Settignano), ma ci sono casi in cui questo è importante. Iniziano con la lettera maiuscola: - i nomi di persona, i cognomi, i patronimici, i soprannomi - il nome di Dio e delle divinità (Allah, Giove ecc.) - i nomi dei partiti e delle associazioni - i nomi geografici (es.: la Nuova Guinea). Sono quindi in maiuscolo quando identificati specificatamente: Circolo Polare, Emisfero Boreale o Australe, Meridiano, Orizzonte, Parallelo, Polo Nord, Polo Sud, Tropico del Cancro o del Capricorno, Equatore. Sono invece minuscoli circolo polare, emisfero, meridiano, parallelo, polo, tropico, ossia quando utilizzati in termini generici. - i nomi storici (es.: il Rinascimento, la Controriforma ecc., ma anche il Settecento, l'Ottocento, l'anno Mille che non va mai scritto con le cifre) - i nomi dei corpi celesti (la Terra, il Sole), delle costellazioni e dei segni zodiacali - i toponimi, i nomi delle vie (via Quattro Leoni) e dei monumenti (il Battistero) - i nomi dei punti cardinali, quando indicano una regione (Una carestia colpì il Sud). Se indicano una direzione, vanno invece minuscoli (Si diressero a ovest) - i nomi comuni usati in senso assoluto o con significato particolare (libera Chiesa in libero Stato, i conti del Tesoro ecc.) Il secondo problema, che molto spesso incorre nei testi inviati a GI, è l'accento sulla 'e' maiuscola. È uso frequente scrivere, più per comodità che per eleganza, un apostrofo subito dopo una e maiuscola generando testi con E' al posto della più corretta È. La cosa è solo apparentemente più veloce: ottenere la 'È' non è affatto difficile, basta tenere premuto il tasto Alt mentre si digita il codice 212. Con la stessa tecnica si possono ottenere tutti gli accenti conosciuti sulle lettere maiuscole che lo pretendono, ma non è così tanto richiesto nella lingua italiana e nei pochi casi che lo richiederanno ci penseranno gli impaginatori di GI. CITAZIONI BIBLIOGRAFICHE Molte riviste divulgative non usano mettere né note piè di pagina né citazioni bibliografiche. Le note piè pagina, se necessarie, e le citazioni bibliografiche in GI sono, invece, sempre ben accette, se non addirittura richieste. Ogni lettore, infatti, deve essere in grado di seguire passo passo l'autore senza che questi gli neghi la possibilità di un confronto. Per questo motivo le citazioni devono essere fatte al meglio della loro completezza ma senza pedanteria. Per non essere troppo pesanti nell'esporre le note sulle citazioni e per non addossare ai nuovi e vecchi autori l'onere di conoscerle nel dettaglio, esponiamo qui solo la forma da seguire per ottenere una citazione sufficientemente chiara per gli impaginatori. Il sistema 'anglo-sassone La gnomonica è una scienza che ha molte sfaccettature e spazia dalla pura matematica fino alla ricerca storica. Gli studiosi di queste differenti branche, che potremmo definire scientifiche e umanistiche, sono abituati ad usare nei loro testi differenti forme di citazione bibliografica. GI vuole unificare il metodo rendendolo uguale per tutti e per questo recentemente ha deciso di usare lo 'stile anglo-sassone' che permette di avere una corretta stesura dei dati bibliografici per gli 'umanisti' ed un facile rimando di nota per i 'matematici'. Con questo metodo si rende sempre necessaria la bibliografia finale, le note nel testo possono essere a piè pagina o incorporate direttamente nel testo stesso. Le sfaccettature sono numerose ma citiamo solo l'essenziale.
1) Le note Le note di chiarimento ad un passaggio nel testo si fanno sempre a piè pagina con riferimento numerico, mentre le note di citazioni bibliografiche si possono fare in due modi: nel testo o a piè pagina. Nel testo si inseriscono come in questo esempio: «...i contadini spagnoli erano usi cantare un inno al Sole di Primavera (Pavanello et alii 1996, p. 30), mentre...» A piè di pagina, invece, si scrive così: Pavanello et alii (1996), p. 30
In bibliografia poi sarà riportata la dicitura completa.
2)Le citazioni bibliografiche Le citazioni bibliografiche da porre in completezza di dati in bibliografia finale si formulano in un modo ben preciso, ma vi sono piccole varianti a seconda che si tratti di un'opera monografica (un libro) o che si tratti di un periodico, o di una raccolta di saggi, Atti ecc. Le formule di base sono queste (evidenziamo qui solo le parti in corsivo, alla forma editoriale completa ci penseranno poi gli impaginatori): Per un libro:
Nome Cognome, Titolo del libro. Eventuale sottotitolo, [#ª ed.,] Editore, Città, anno, {(Collana, #),} [# vol.,] pp. ## -##
Per un capitolo in un'opera collettiva:
Nome Cognome, Titolo della parte. Eventuale sottotitolo, in Titolo del libro. Eventuale sottotitolo, a cura di Nome Cognome, Editore, Città, anno {(Collana, #),} [vol. # {(anno)},] pp. #-#.
Per un volume con un titolo proprio in un'opera in più volumi:
Nome Cognome, Titolo del libro. Eventuale sottotitolo, in Titolo dell'opera complessiva, Editore, Città anno {(Collana, #)}, vol. # {(anno)}, {# p.}
Per un articolo di rivista:
Nome Cognome, Titolo dell'articolo. Eventuale sottotitolo, in «Titolo della rivista. Eventuale sottotitolo», anno #, n. # (data), pp. #-#.
Per un articolo di rivista pubblicata su Internet:
Nome Cognome, Titolo dell'articolo. Eventuale sottotitolo, in «Titolo della rivista (in linea)», anno #, n. # (data), http://sito/percorso (data di consultazione), p. #-#.
Nella forma anglosassone l'impostazione si modifica leggermente anticipando il cognome dell'autore al nome separandolo con una virgola seguito subito dopo dall'anno fra parentesi tonde (andrà quindi eliminato alla fine proprio perché anticipato). Le pagine di riferimento, se sono state già messe nel rimando in nota possono essere eliminate. Eccone qualche esempio: Per un libro:
Cognome, Nome (anno), Titolo del libro. Eventuale sottotitolo, [#ª ed.,] Editore, Città, {(Collana, #),} [# vol.,] pp. #-#
Per un capitolo in un'opera collettiva:
Cognome, Nome (anno) Titolo della parte. Eventuale sottotitolo, in Titolo del libro. Eventuale sottotitolo, a cura di Nome Cognome, Editore, Città, {(Collana, #),} [vol. # {(anno)},] pp. #-#.
Per un volume con un titolo proprio in un'opera in più volumi:
Cognome, Nome (anno), Titolo del libro. Eventuale sottotitolo, in Titolo dell'opera complessiva, Editore, Città {(Collana, #)}, vol. # {(anno)}, {# p.}
Per un articolo di rivista:
Cognome, Nome (anno), Titolo dell'articolo. Eventuale sottotitolo, in «Titolo della rivista. Eventuale sottotitolo», anno #, n. # (data), pp. #-#.
Per un articolo di rivista pubblicata su Internet:
Cognome, Nome (anno), Titolo dell'articolo. Eventuale sottotitolo, in «Titolo della rivista (in linea)», anno #, n. # (data), http://sito/percorso (data di consultazione), p. #-#. La lista delle citazioni bibliografiche nella bibliografia finale sarà posta in ordine alfabetico. 3)Testi classici Si intendono per 'testi classici' tutte quelle opere latine o greche, o opere che in una qualche disciplina sono di importanza fondamentale e universalmente note. Nella loro citazione conviene rispettare la consuetudine. In linea generale si usa il nome dell'autore ed il titolo abbreviato o siglato, seguito dalla indicazioni appropriate, ovviamente senza anno. Per esempio: Plat. , Theaet., 152 c8-10 Non va quindi messo in bibliografia a meno che non si voglia citare una particolare edizione critica. In tal caso opereremo così: Platone, Theaitatos; ed. crit. a cura di John Burnet, in «Platonis Opera», Oxford University Press, London 1901, t. 1. Ammettiamo che sia comunque difficile, per chi non è abituato, compilare senza errori una buona bibliografia, e non è dato per scontato che l'impaginatore conosca la natura della fonte (monografia, atti di congresso, periodico) che deve rivedere, per questo motivo può essere utile informare, magari nel testo stesso, l'impaginatore se una certa citazione bibliografica non comune o rara, debba riferirsi ad un periodico o ad un'opera quale atti di un congresso ecc.. COME INVIARE MATERIALE A GNOMONICA ITALIANA Spedizione del materiale Il materiale può essere spedito per e-mail o per posta ad un membro della redazione. Nel caso di invio per e-mail di files di grandi dimensioni (superiori a 1MB) si consiglia di prendere contatto preventivamente con il destinatario. Se si invia materiale per posta e si desidera che il materiale venga restituito è necessario convenire questa procedura con il destinatario; di norma il materiale non viene restituito. Testo Possibilmente salvare in un file doc scritto con Microsoft Word, versione non successiva a Word 2000. Il testo può essere scritto con un qualunque altro programma di scrittura purchè possa essere letto da Microsoft Word (rtf, txt, wri).
Il testo inviato verrà poi impaginato con lo stile previsto per la rivista, per questo motivo è meglio evitare scelte di formattazione che introducano caratteri di controllo non interpretabili dal programma di impaginazione: per esempio numerazione automatica di paragrafi (sono caratteri speciali di Word e non solo caratteri numerici), puntini evidenziati di inizio paragrafo e simili.
È anche da evitare il rientro a sinistra della prima riga di un nuovo periodo. Questo stile non è utilizzato nell’impaginazione.
È invece richiesto che il testo riproduca le scelte di stile che debbono essere riprodotte nell’impaginazione: - corsivo (solo per testo in latino o straniero purché di uso non comune come ‘computer’) - grassetto (solo per i titoli di paragrafo o lettere con riferimenti geometrici) - titoli di paragrafo in grassetto. questi titoli avranno una riga bianca sopra e saranno allineati in centro alla colonna - allineamenti a sinistra o a destra: il testo va giustificato in modo da evidenziare quando si decide di allineare delle righe diversamente - testo rientrante sia a destra sia a sinistra. Nell’impaginazione questi paragrafi avranno un rientro di 3 mm - a capo e righe bianche fra paragrafi. Non includere linee bianche andando a capo se non esplicitamente volute per staccare un argomento. - i numeri in stile apice che rimandono alle note. Questi dovranno essere sempre numeri e sequenziali nell’articolo
Tutto il testo deve essere scritto con la stessa dimensione. Non è richiesto nessun font particolare; l’autore può utilizzarne uno qualunque purchè di largo impiego e quindi facilmente reperibile su ogni computer (Arial, Times ecc.). Si fa presente che nella rivista è usato il Garamond (size 12, larghezza 88%, interlinea 14, giustificato) Si chiede inoltre che gli autori controllino minuziosamente la correttezza ortografica del loro testo (errori di battitura, spazi doppi o tripli fra una parola e l'altra, spazi prima di un segno di interpunzione, spazi dopo le virgolette o le parentesi ecc.) e si incarichino di inserire le eventuali modifiche proposte dalla redazione. Immagini Non è necessario che le immagini siano inserite nel testo, è sufficiente che sia segnalato il punto in cui si consiglia l’inserimento. Si può indicare il punto di inserimento con un testo fra parentesi del tipo: [inserire fig. 1]. In questo caso il taglio dell’immagine sarà decisa in sede di impaginazione. Se si desidera suggerire anche il taglio dell’immagine allora queste possono essere inserite nel testo; per questo scopo, se si vuole risparmiare sulla dimensione del file, è possibile utilizzare anche la versione in bianco e nero delle immagini. Le immagini devono essere fornite come file distinti anche se sono state inserite nel testo. Non è infatti possibile estrarre dal documento Word le immagini con la qualità originale.
I files delle immagini devono essere in formato jpg o tif, con una profondità non inferiore a 72 dpi e con la più grande dimensione disponibile. È preferibile che le immagini siano inviate sempre a colori anche nel caso vengano poi pubblicate in bianco e nero. Si sconsiglia invece l’uso del colore nei disegni a tratto che non lo richiedano esplicitamente. Così pure il riferimento nel testo a particolari in colore dei disegni a tratto; questi disegni sono di solito riprodotti in pagine in bianco e nero.
Per i disegni a tratto è disponibile nel sito di CGI il programma SFERE di Gianni Ferrari; il programma può essere scaricato gratuitamente e consente di comporre la maggior parte di questi tipi di disegno: www.gnomonicaitaliana.it, oppure www.gnomonicaitaliana.vialattea.net/software-gnom2.htm
Le immagini possono essere spedite da scansionare, operazione a cui provvederà l’impaginatore o il redattore che le ha ricevute.
Si deve evitare che le fotografie riportino dati digitali in sovraimpressione a meno che questi particolari siano esclusi dal taglio dell’impaginazione.
Sono anche da evitare le cornici inserite direttamente in un disegno poiché, se necessarie, saranno introdotte e dimensionate dall’impaginatore.
Si sconsiglia di numerare i disegni inserendo un carattere numerico nello stesso. In genere i disegni vengono numerati tramite la didascalia oppure, se questa non è prevista, tramite un numero sovraimpresso nel quadro dell’immagine. Questa operazione di numerazione avviene con l’impaginazione per uniformare dimensione e stile della numerazione. I numeri inseriti dall’autore apparirebbero di stile diverso rispetto agli altri articoli ma anche differenti in dimensione, conseguentemente al diverso ingrandimento che possono avere le immagini nell’impaginazione. Viceversa si consiglia di utilizzare il numero di immagine nel nome dei files e di non utilizzare nomi riferiti ai contenuti: es.: fig1.jpg e non: gitaaTindari.jpg
È auspicabile che tutte le immagini abbiano una didascalia. I testi delle didascalie possono essere riportati alla fine del testo dell’articolo e riferiti al numero di figura. GI usa tre tipologie di didascalia a seconda dei casi, citiamo solo quello generale: fig. # Città, luogo o monumento. Descrizione senza punto finale [il punto può essere messo se seguito da indicazioni quali (foto di ...) o (Per gentile concessione di...)]
Se la provenienza delle immagini richiede un’autorizzazione alla riproduzione, è necessario che l’autore provveda a procurarsi tale permesso interpellando la fonte e sia in grado di documentarlo alla redazione. La redazione è volentieri disponibile a fornire copie in omaggio della rivista ai proprietari delle immagini che le richiedessero in cambio di questo permesso. L’autore può quindi agire consapevole di questa disponibilità.
Per informazioni più dettagliate consigliamo di seguire alcuni manuali che si possono trovare in internet come quelli ai seguenti indirizzi: - mondodomani.org/mneme/gms.htm - www.libraweb.net/norme.pdf ottimo manuale degli istituti editoriali e poligrafici internazionali; - biblioteca.stat.unipd.it/bibliografia_come_fare.htm#1;
Tutti presentano qualche lieve differenza ma rispettano sostanzialmente le regole unificate. |
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